il fuoco

Quando la sala piomba nel buio e un cono di luce illumina lorchestra, un silenzio carico di pioggia invade tutto lo spazio. Il brusio generale cede ancora  qualche colpo di tosse isolato, poi il maestro leva in alto i gomiti e le mani come desse il primo colpo di ali e pare allora che dalla punta della sua magica bacchetta scaturisca tutta la musica, come un immenso fuoco dartificio. Da un prestigiatore di circo, che eseguiva un suo numero pirotecnico, Walter apprese il segreto del fuoco freddo. E un brevetto esclusivo di cui Walter il solo depositario, che produce un effetto sorprendenete perch permette di eseguire spettacoli elaborati e complessi , poetici ed esplosivi con il fuoco, senza produrre n fumo, n cenere n rumore e pertanto i fuochi artificiali negli interni. Walter si definisce un piromane romantico, cio un piromantico e passa tutto il suo tempo libero in una stanza di casa adibita a laboratorio, dove prepara i suoi spettacoli. Per pochi minuti di messinscena occorrono intere giornate di lavoro, che lui e i suoi amici preferiscono svolgere di notte. Di l sua moglie Rosanne alleva pesciolini tropicali in un grande acquario. Non hanno figli. Walter nato sotto il segno dellAriete; Rosanne dei Pesci. In seguito al bisogno comune di non perderci di vista, quando la mia permanenza a Berlino era scaduta, Walter mi ha proposto di progettare insieme un lavoro sul fuoco dove io avrei messo i quadri e lui il fuoco. Ho accettato. Non facile dipingere il fuoco. Facile interpretarlo metaforicamente, ma si cade nella banalit riferendosi al Fuoco della Passione, come al Sacro Fuoco dellArte e a quello dellinferno. Facile ritrarlo: sotto le caldaie di rame dei casari, o delle streghe, nel bel mezzo di un sabba primitivo o di un barbecue estivo; sotto i tegami di cucina, nellintermittenza di un mozzicone acceso, mentre cova tra la cenere, o devasta le foreste; nellesplosione di una bomba o di un vulcano, nella pelliccia di una volpe, nella chioma di un irlandese...   mi sembrato banale, ma soprattutto insoddisfacente alla mia necessit assoluta di dipingere sempre lUomo. Chicco ci faceva sezionare il foglio in quattro parti per mezzo di una croce a carbone. La modella era idealmente iscrivibile nella forma geometrica di un cristallo, che era la prima cosa da disegnare. Solo pi tardi si cominciava a raffinare il disegno, creando la figura umana che ci stava di fronte, in un lavoro di sgrossatura, pi simile a quello dello scultore, che non del pittore. Si usava lo stesso procedimento nel disegno degli oggetti, singoli o aggruppati, le cosiddette nature morte. Disegnare le nature morte era noioso e ripetitivo come eseguire le scale o i solfeggi, imparagonabile al piacere di ricavare persone dal cristallo! E da allora che non posso prescindere dalla figura umana ... Mi sono ricordata di un numero del Venerd di Repubblica dove si vedeva la sequenza fotografica di un linciaggio, in SudAfrica,; luomo a cui era stato dato fuoco correva come un pazzo per un centinaio di metri, prima di rotolare a terra. Quanto tempo era passato, si era gi dautunno, o forse prima dellestate? La mia amica Simo riuscita a rintracciare il numero alla biblioteca comunale dove non le hanno permesso di asportare il fascicolo e siccome non esiste una fotocopiatrice a colori, lei dovuta tornare con la macchina fotografica e ha fotografato tutta la sequenza, come fanno gli agenti segreti. Un grosso lavoro inutile perch rivedendolo, il servizio era deludente: poche immagini in parte rovinate dal riflesso della carta patinata lucida, anzich lintero film che ricordavo io. Era stato limpatto emotivo a mistificare il ricordo. Lidea allora era stata di affittare il maggior numero di film con scene di uomini bruciati. Ne ricordavo una lunga e articolata nel film Mi manda Picone, dove un uomo si d fuoco per protesta nellaula di un tribunale e poi corre fuori e inciampa nello scalone dentrata sotto gli occhi della gente inorridita. Ma naturalmente tutti i filmacci di guerra sono ricchissimi di gente che si rotola gridando nel tentativo di liberarsi dai vestiti in fiamme. Sono anche andata a vedere un film americano, che mi pare si intitolasse proprio Fuoco, dove c un piromane, Donald Sutherland e un gruppo di pompieri eroici, ma il vero protagonista appunto il fuoco che assume le sembianze di una creatura vivente, con unanima e una volont, naturalmente distruttrice. Simo affittava le cassette e fotografava i fotogrammi con le scene di uomini dati alle fiamme, spendeva piccoli capitali in sviluppo fotografico, ma presto ci apparso evidente che la messinscena troppo riconoscibile, il fuoco ben isolato dalle tute ignifughe delle controfigure esperte e allenate in esercizi acrobatici. Avevo bisogno di immagini reali. Ho cominciato a temere per la mia stessa incolumit, ho pensato che avrei dovuto assistere personalmente al dramma, o addirittura esserne protagonista, uneventualit che mi atterriva; inoltre, poich credo alla magia, mi chiedevo se con la mia insistenza avrei prodotto levento o lavrei esorcizzato. Ma questo soltanto parte del minimo delirio che accompagna il periodo dellinvenzione. Cerano anche le celebri immagini dei bonzi vietnamiti, che si erano dati fuoco rimanendo immobili a consumarsi, immolandosi di fronte a tutto il mondo, e queste fotografie avrei potuto procurarmi nelle agenzie che affittano immagini  agli studi pubblicitari, ma costano molto care. Nel dubbio di star compiendo un rito sbagliato di magia elementare, ho deciso che avrei dipinto una sequenza diversa, quella di un manichino che prende fuoco, che si vedesse che era un manichino e questo mi pareva bello anche concettualmente. Gli avrei dato fuoco io stessa in aperta campagna, fotografando la sua combustione a scatti mitragliati, con laiuto di qualche amico. Ma non facile trovare un manichino. Soprattutto sono introvabili quando servono. In seguito, quando da tempo avevo rinunciato allidea, ne ho trovati alcuni. Locchio mi cadeva sempre sui manichini, inespressivi e agghindati nelle vetrine dei negozi, corrosi e mutilati nei mercati delle pulci, perfino gratuitamente offerti tra le bucce degli agrumi, nei cassonetti dellimmondizia, ma allora non mi servivano pi perch avevo deciso di ritrarre i direttori dorchestra, i loro volti contratti nelle espressioni tragiche e dolenti dellestasi musicale, le loro mani bianche, come fiammelle nel buio della sala. Walter porta sempre con s piccoli gomitoli di cotone imbevuto della segreta sostanza, che non evapora negli anni. Avvicinandogli il fuoco di un fiammifero, essi si sciolgono in un attimo nellaria senza lasciare tracce e non scottano le dita. La velocit di combustione molto elevata. Potrei quantificarla in meno di un secondo per trenta centimetri di filo. Non so quanto tempo occorra per preparare decine di metri di filo, so che per lo spettacolo del Gropius Bau, commissionato dalle televisioni tedesche, che dur in tutto dodici minuti, occorsero a Walter ed altri sei ragazzi, circa dieci giorni di preparativi, ma gli resero sessanta milioni di lire. Anche in occasione del mega concerto dei Pink Floyd dell ottantanove, Walter fu ingaggiato per gli effetti speciali, anche se questa volta lavor allaperto. Guadagna molto meglio come piromantico che come attore, il suo vero mestiere. Nel Gropius Bau sono stati tesi centinaia di metri di filo a formare un grandioso arabesco ottomano , interrotto sapientemente da nodi piccoli e grandi , che determinano brevi pause nella corsa delle fiamme, tutto a tempo di musica. A volte Walter ha pure usato dei ballerini e dei suoi spettacoli esiste una ricca documentazione videografica e una cartella di documenti e certificazioni del ministero dei beni Culturali, che garantisce il carattere innocuo dei fuochi di Walter. Nella nostra mostra gli attori recitanti erano i direttori dorchestra, illuminati progressivamente uno ad uno. Poi, come al Circo, la scena rimaneva al buio accompagnata dal rullare della musica e partiva, inaspettato lo spettacolo pirotecnico; alla fine il fuoco bruciava tutto linvisibile filo di cotone, che sosteneva alla sua estremit un telo nero; questo scivolava per terra, mentre come per incanto appariva lultimo quadro, coloratissimo che raffigurava un San Sebastiano moderno, un ragazzo legato, lultimo della vecchia serie dedicata agli Uomini. Perci la mostra di Berlino era stata titolata Die Haut der Musik: la pelle della musica, a forzare un connubio tra i nuovi quadri sui direttori dorchestra e quelli vecchi sullomosessualit.

La Bellezza del corpo un artificio, la cui illusione affidata alla pelle. Larte una questione di pelle, La musica la pi diretta ed allo stesso tempo la pi ineffabile delle arti.

Questo concetto illustrava e al contempo giustificava lintera operazione.