Tiro alla fune

Dovevo convincerlo a visitare la nostra mostra, cos quando venne il Famoso Critico dArte in campagna elettorale a Torino, andai per vederlo. ma poi, ascoltandolo, dimenticai la mostra; entrai, invece, in un dibattito appassionato sulla politica del Vaticano. Non era forse plausibile che ci si potesse ricondurre allepoca della Costituzione dellImpero romano dOccidente in contrapposizione a quello dOriente, cio alla minaccia araba? E non era forse vero che il nostro sistema democratico fosse in realt un sistema oligarchico e feudale, soltanto esteso su piano planetario? Alla fine rimanemmo in pochi a chiacchierare, nello storico caff Platti dove ventanni prima usavano riunirsi i giovani di destra di Torino, che perci chiamavamo con disprezzo plattini. Un sussiegoso portaborse del suo seguito si avvicin al maestro e gli comunic che era scoppiato uno sciopero aeroportuale e pertanto egli avrebbe dovuto rientrare a Roma con il treno della sera. Solo per questo venne alla nostra mostra.  Perch non aveva niente da fare, ma prima volle riposarsi un paio dore in albergo. Corsi da Gloria agitatissima; avevamo inaugurato la sera prima in un loft adibito ad esposizioni darte contemporanea, in via Modena, dove un tempo cera una fabbrica di macchine per cucire. Cerano una sala di quindici metri attraversata da massicci pilastri di cemento e altre due sale pi piccole di seguito. Le nostre grandi tele erano tese nella prima sala, tra due montanti da carpentiere verniciati di nero, tirate da funi metalliche e una terza fune - che da bianca diventava rossa- le collegava. In questo modo le figure embrionali di Gloria, attraverso la corda si trasformavano nei corpi fisici delle mie figure materiche. Erano due tele di due metri per cinque di lunghezza, dispiegate come vele tese. Avevamo stampato una sorta di catalogo autogestito e concepito come linserto di un quotidiano grazie alla disponibilit del direttore della Gazzetta del Piemonte e dei suoi tipografi e lavevamo distribuito in tutta la citt. Linaugurazione era cos diventata una serata underground: tutto pieno di gente che si ingozzava di parmigiano e rovesciava bicchieri di vino per terra e grissini e ci spegneva sopra le sigarette. Era tutto finito alle tre di notte e cerano trenta metri di loft da pulire. Un vero disgusto. Poi Gloria and a prendere il Famoso Critico dArte sulla sua R4 blu, mentre io in autobus dovevo aprire il loft per riceverli. Ma cera anche lo sciopero degli autobus e tutti i taxi della citt viaggiavano come elastici. Io correvo da una stazione di taxi allaltra e non ne arrivavano mai. Intanto Gloria con il Famoso Critico dArte in macchina era gi transitata sei volte davanti alla saracinesca chiusa di via Modena, dando limpressione al maestro che Torino fosse una citt estesa come los Angeles.  Mi disse poi che egli, la quarta volta che era passato davanti al deposito dellATM, non aveva pi la sensazione cinematografica di trovarsi a Dublino, ma cominciava a mostrarsi seccato. Finalmente un taxi mi deposit davanti al famigerato loft e Gloria tir il fiato vedendo la saracinesca aperta. Eccoci arrivati, disse allegramente. Il tiro alla fune, come tutti sanno , un gioco che si fa in due squadre che si contendono una corda tesa. Vince il gruppo che tira pi forte e alla fine casca per terra. E un gioco molto bello perch di solito lo si fa nelle fiere di campagna, o meglio si faceva perch sono molti anni che non lo vedo pi . Un pittore portoghese un giorno mi ha proposto di dipingere, a due mani, il jogo de a corda, una tenzone pittorica tra i personaggi dipinti da lui e quelli dipinti da me. Pedro Diniz era molto giovane, aveva lunghe basette a virgola e un orecchino; amava impersonare gli eroi dei romanzi e dei film e dei fumetti che preferiva. E soprattutto Corto Maltese. Viaggiava sempre con una valigetta di legno piena di affascinanti scomparti, in cui riponeva i suoi tubetti di colore, i botticini dacquaragia e le terre, e gli ossidi. Soprattutto amava la valigetta e un giorno ci ferm la polizia stradale e ci trattenne per quattro ore a causa delle sospettose polverine di Pedro e della sua carta didentit illeggibile e del suo fare fosco. Cercando di essere conciliante io dissi a Pedro, (e intanto ammiccavo al poliziotto,  complice): vedi, per forza ci trattengono tanto, colpa della tua aria sospetta! se per questo anche lei non scherza. disse il poliziotto. Questo jogo de a corda si protrasse per molti mesi, e Pedro scriveva incoraggiante, che aveva trovato uno spazio perfetto, nel cunicolo di epoca romana, di un antico acquedotto a Lisbona., e intanto io avevo dipinto i miei personaggi, nove figure che tiravano una corda da destra, su una tela grezza di due metri per cinque. Le sue avrebbero tirato da sinistra. Ma lui non aveva dipinto niente. Io avevo una parete di due metri soli, cos avevo dipinto la tela a pezzi. Non avrei conosciuto leffetto finale finch non avessi potuto esporla da qualche parte, assieme alla sua.  Era una tela di canapa grezza, la stessa delle corde, che compravo a metri in un negozio in via Bertola, Bosco, corde e cordami, ma vendeva anche grembiali da cucina e amache. Dopo un anno chiesi il permesso a Pedro di tradirlo con qualche altro pittore. Gloria Fava la conoscevo di vista, avendola una volta incontrata a casa di Dario Lanzardo, un amico fotografo. Prima  di fare il fotografo, faceva limpiegato e soffriva di ulcera. Quando gli dissero che il suo caso era grave, si licenzi e pass una stagione in mare, solo su una barca a vela. Il mare era sempre burrascoso e lui affrontava flutti e marosi con rabbia esaltante. Al ritorno decise che per-quei-quattro-giorni-che-gli-restavano, avrebbe fatto il fotografo, che fino ad allora era stato solo un hobby. E lulcera pass. Di Gloria mi era piaciuta la faccia (non avevo visto mai i suoi quadri), le telefonai e le proposi il tiro alla fune con il solo vincolo delle dimensioni della tela e del numero delle figure. Gloria accett e dopo un mese e mezzo arriv da me con la sua R4 blu. Nel prato davanti a casa srotol la sua tela. I colori sono il blu del mare e il rosso del sangue e le figure bianche di ectoplasmi e cervelli si sviluppano come polline lungo una corda centrale bianca. Unopera stupenda. E adesso eccoci qui a chiederci come sviluppare questo tema. Bei lavori, li abbiamo fatti fotografare, abbiamo due ingrandimenti, che come al solito rendono appena lontanamente gli originali, ma noi siamo fiere del risultato e stiamo l , piegate sul tavolo luminoso di Gloria, tutte compiaciute. Gloria continua a versare vino bianco nei calici per brindare, al tiro alla fune! dice incoraggiante, al tiro alla fune! rispondo io a voce alta, ma come una stretta di mano fra noi due e sappiamo che non ci basta, che proprio il tiro alla fune che manca, il gioco dinamico, lo sforzo dei due gruppi che tirano la stessa corda, il fiato sospeso degli spettatori e la conclusione del gioco. Figure della mente, quelle dipinte da Gloria. Figure del corpo, le mie, infatti i miei sono nove uomini corpulenti e uno vestito e  svagato, con un berrettino da marinaio, che sulla corda ci sta seduto, come sul ciglio della strada si sta, persi dentro di s, a farsi guardare. Seguono tutte le considerazioni poetiche, le forzature intellettuali su questa opposizione tra mente e corpo, che davvero potrebbe giocare una specie di tiro alla fune. Ed eccoci chine sul tavolo luminoso ad osservare i dettagli, fotografati separatamente dei nostri due quadri. E cos che abbiamo deciso di sovrapporli, mente e corpo , mescolati, come succede nella realt, perch se vero che giocano in opposizione anche vero che viaggiano insieme, sono momenti diversi. A convincerci stato il risultato estetico, un risultato che non avremmo mai ottenuto se avessimo lavorato fin dallinizio a quattro mani; mai avremmo ottenuto una simile complementariet, soprattutto quei colori! Nella seconda sala erano esposti gli ingrandimenti fotografici di queste sovrapposizioni, loperazione pi originale di tutta la mostra, come disse poi un celebre critico che si interessa alle nuove sperimentazioni e ne ha voluta una in regalo. Come potevamo rifiutargliela? Infatti se l tenuta anche se di lui non abbiamo pi sentito parlare. Insomma decidemmo che il concepimento di unidea e la sua nascita, come nella formazione della vita sulla Terra, e nella singola esperienza di ognuno, un miracolo, cio un dono. E che i doni piovono dal cielo. Perci sono andata a trovare Dolores che viveva in una baita in montagna per quattro mesi allanno. Senza acqua corrente n luce e si lavava alla fontana, e si scaldava a legna e si faceva luce con la lampada a petrolio dei minatori, in un luogo magico chiamato Tarabouc. Dietro la sua casa, protetto da tre grandi massi, Dolores aveva un Posto per Dipingere, riparato dal sole da un grande paracadute militare bianco. Sono andata a chiederglielo in prestito. E Gloria andata da Paolo, che f lebanista e gli ha chiesto di costruire per noi una macchina di legno che ricordasse il modello di unastronave di Verne, e un cannocchiale, ma fosse in realt un caleidoscopio, loggetto pi evocativo e poetico che esiste. E Paolo ha costruito un bellissimo Fantascopio, apposta per noi. Sui suoi dischi di vetro rotanti abbiamo incollato le diapositive dei nostri personaggi dipinti, che sovrapponendosi creavano strabilianti figure di molecole e cromosomi caleidoscopici dai colori pi improbabili. Simulando lorigine della vita. E il Fantascopio era montato su un piedestallo nero  nell ultima sala, appeso al paracadute che pendeva vescicale e lattiginoso nella penombra. Il Famoso Critico fatic su per le scale borbottando ansante e gottoso, perci gli offrimmo subito una sedia, senza osare mettergli il libro delle firme subito sotto il naso; e non osammo nemmeno dopo, purtroppo. Pi tardi, quando si calm accett di percorrere il corridoio che portava al magico paracadute con il suo giocattolo celeste, uninfilata di porte allineate, con una porta nera al fondo, come quelle dei sogni, ma non rimase soggiogato dalla suggestione teatrale dellinstallazione, perch lui ama la pittura. Preferiva la prima sala, parl a lungo del nostro lavoro e ci regal lincancellabile ricordo dei suoi elogi tanto lusinghieri. E venuta un sacco di gente a trovarci, sentivo gli amici di Gloria denigrarmi a bassa voce, mentre i miei amici mi bisbigliavano, <brava, devo confessarti che preferisco te> come se stessimo davvero tirando una fune! Lultimo giorno di esposizione Gloria ed io disegnammo la piantina dItalia su un foglio, una freccia puntava su Venezia. Sopra cera scritto Biennale e dallaltra parte della freccia cerano le nostre caricature. Poi ci concentrammo sotto il paracadute. Era unoperazione di magia elementare per essere invitate alla Biennale di Venezia. Sono passati sei anni, ma nessuna delle due ancora stata invitata.