Annegati

Si parlava di un ragazzo lituano, o estone, la telecamera lo inquadrava, giovanissimo e bello e un interprete lo doppiava metallicamente, tradendo il pathos della sua vera voce, ma questo non aveva importanza perch bastava il suo sguardo doro scuro e il pallore delle sue mani e la tragedia della sua storia. In terza serata, dopo la mezzanotte, per quanto riesca a ricordare.  Era una trasmissione di attualit, come si diceva di quellunica ora mensile  veramente coinvolgente, strappata al programma scolastico, quando io frequentavo la scuola media inferiore: lora di attualit. Consisteva in lettura e commento dei giornali e discussioni collettive sugli argomenti trattati e l improvvisamente io diventavo un pappagallo canterino, da brutto anattrocolo che ero abitualmente, perch finalmente potevo esprimere ad alta voce tutte le idee che elucubravo nella solitudine delle ore di scuola e delle lunghe ore solitarie di casa. Mi piaceva proprio, lora di attualit, e parlare dei problemi di noi giovani e delle ingiustizie sociali e auspicavo una scuola dove si facesse solo questo. Ma sapevo che non sarebbe mai stata cos, la scuola, perci ero impaziente di diventare grande, perch nel mondo dei grandi mi sarei potuta occupare di queste cose anche tutto il giorno. Invece i programmi veri , di attualit o di qualunque altra cosa interessante, divertente o semplicemente bella, sono in terza serata, quando vorresti tanto riuscire a tenere gli occhi aperti, ma non ce la fai.  Su rete Montecarlo, un venerd sera  in terza serata! Aveva, allepoca dellintervista, ventidue anni, era sposato con un bambino di due anni; dopo la perestroijka e la liberizzazione del commercio lui si era messo a fare il pusher di sostanze radioattive. Pare che  tra i paesi dellest e certi paesi occidentali (tutti?) ci sia un fitto traffico di questa roba, che passa di mano in mano trasportata in valigette nere, normalissime ventiquattrore , e ad ogni mano aumenta il loro valore fino a cifre astronomiche di cui la trasmissione non rivelava lentit, poich in realt si sa ancora poco di questi traffici, dei mandanti e dei destinatari.  Questo ragazzo, che si chiamava Ivan, aveva solo il compito di ritirare le valigette e consegnarle a qualcunaltro e questo gli rendeva dieci o venti dollari alla volta, che in Lituania erano molti. O in Estonia. Un giorno v a ritirare  la valigetta e se la porta come al solito a casa e l sta ad aspettare che lo contattino, perch funzionava cos: lo cercavano per consegnargliele e dopo uno o due giorni si facevano vivi loro per averle, erano sempre tipi diversi e lui doveva solo tenersele in casa un paio di giorni, di solito un giorno soltanto. Quella volta invece passano i giorni e non si fa vivo nessuno, cos Ivan comincia a preoccuparsi, ha una valigetta di cesio puro sotto il letto da dieci giorni e nessuno si fa vivo per ritirarla; la moglie gli consiglia di disfarsene, ma lui titubante, non sa dove metterla, innanzitutto, e poi teme che lorganizzazione gliela faccia pagare...Insomma dopo otto giorni gli si apre una piccola piaga allaltezza dello stomaco, ma lui non la mette in relazione alla valigetta di cesio finch non sono passati due mesi, e la valigetta sempre sotto il letto, e la piaga diventata uno squarcio enorme, infetto e doloroso, che gli occupa tutta la regione addominale, come la ferita di una granata. Ma ancora Ivan non si libera della valigetta, in compenso v da un medico e da altri dottori e alla fine in ospedale, ma nessuno riesce a bloccare linfezione. Ivan ha dei dolori che gli impediscono di dormire, di ridere di tossire e, quasi, di respirare e ci sono volte che grida di dolore mentre linfezione cresce rosicchiandogli i tessuti; adesso certo che si tratti di una contaminazione radioattiva e teme anche per la moglie e il bambino di soli due anni, ma non ha modo di contattare i responsabili della valigetta.  Solo quando gli danno qualche mese di vita, Ivan decide di denunciare il traffico. Lo f con laiuto di una dottoressa omeopatica polacca che parallelamente tenta di curarlo iniettandogli piccole quantit di cesio. Allepoca del programma televisivo, trasmesso naturalmente in differita - di quanto? Settimane, mesi? E vien da chiedersi se Ivan ancora vivo mentre lo ascolti parlare e ti mostra la ferita sullo stomaco - allepoca Ivan ottimista, infatti la cura della dottoressa polacca sembra finalmente dare dei risultati perch linfezione sta retrocedendo. Ivan solleva la maglietta bianca e mostra la sua ferita che si allarga come un fiore sul suo addome bianco e indica lalone scuro che la circonda come una corolla, spiegando che quello era il perimetro della piaga, fino a poco tempo prima. Con Marina Torchio e Gloria Fava avevamo in progetto un lavoro su un naufragio. Gloria, sono anni che dipinge i pesci daltura, soprattutto i grandi cetacei, le solidit oceaniche tagliate dai siluri lucidi degli squali. E Marina aveva raccolto tronchi alluvionali lungo i torrenti e pensava di arricchirli con funi e pezzi di reti dentro cui aggrovigliare conchiglie e altri reperti, che linsieme simulasse i relitti di una nave travolta in un naufragio. Io volevo dipingere gli annegati. Io per non sapevo ancora come li avrei dipinti. Quella notte ho sognato il ragazzo lituano. Ero in viaggio nellest, forse in Ungheria e stavo transitando, stanca e preoccupata su un autobus in una regione sconosciuta. Non potevo addormentarmi perch dovevo stare molto attenta ai cartelli stradali, ma era buio e siccome ci vedo poco non riuscivo a leggere nessun cartello, perci ero preoccupata. Ad una fermata salito il ragazzo lituano, io lho riconosciuto subito perch lavevo appena visto alla televisione ed ero felice di conoscerlo, cos ho maledetto il fatto di non sapere linglese, ero sicura infatti che lui parlasse un p di inglese, ma a gesti lho invitato a sedersi accanto a me. Si seduto, era sulle spine, e non aveva voglia di fare conoscenza, si guardava attorno come fosse pedinato e in braccio teneva una cartella di disegni. Gli ho chiesto allora di mostrarmeli, sempre gesticolando gli ho spiegato che disegno anchio. Lui, timidamente ha aperto la cartella. Erano dieci disegni di annegati. Io li ho dipinti come li aveva disegnati lui. Ho pensato allamore, a come lamore che mi aveva suscitato quello strano incontro via satellite aveva fatto nascere unopera creativa, esorcizzando la morte. La morte per annegamento devessere atroce, e gli annegati tornano ad apparire mostruosi, agli occhi dei vivi, tutti gonfi, bluastri e spugnosi e non hanno nulla a che vedere con limmagine di Ofelia diafana, appena ricoperta da un velo dacqua, che come una brezza leggera le scompone i lunghi capelli umidi. Eppure devo ammettere che quellimmagine  di sonno e abbandono e ritorno allantico elemento ha sempre esercitato sulla mia emotivit una forte influenza, unimmagine letteraria che mi prende  ancor pi di Icaro. Avevo da piccola due amici, che sono morti annegati, erano due fratelli, e pi di recente ho scoperto di avere un parente morto annegato, nel  salvataggio del figlio (il mio bisnonno), il quale molti anni dopo  a sua volta perse un figlio, morto annegato a soli dodici anni, unespiazione che deve averlo tormentato per tutto il resto della sua vita, e chiss...Forse anche della nostra, poich anche il senso della colpa potrebbe essere ereditario. Nel film Lezioni di piano, ho trovato straordinaria la scena in cui lei si getta a mare e affonda tra le meduse, ma poi non ce la fa, riemerge e dichiara: che grande occasione, ho perduta! E ricordo anche un racconto di Mc Ewan, e uno di Garca Marquez , lAnnegato pi bello del mondo, oltre alla parte finale dello straordinario film di LARS Von Trier: Europa, con lannegamento del protagonista, per non parlare dellunica scena veramente emozionante di Trainspotting, dove il protagonista si lascia risucchiare da un water schifoso e nuota surrealmente nei canali fognari, che sembrano un fiume, per riemergere trionfante dalla tazza, pochi minuti dopo. Pertanto io immaginavo annegati come questi, belli e tristi, surreali e dormienti, fermi sotto pochi centimetri dacqua. Pi fluviali che marini. Il nostro lavoro stato concepito cos: avvenuto un naufragio. Noi non abbiamo assistito, non ne abbiamo preso parte, non siamo superstiti narranti. Noi sopraggiungiamo in un giorno terso e metallico sulla sponda del mare, il sole tanto alto che ci abbaglia, portiamo una mano alla fronte come una visiera e socchiudiamo gli occhi per vedere meglio, perch non riusciamo a capire cos quel groviglio informe, che avanza ubriaco e si allontana, per riavvicinarsi, del tutto in bala delle onde. Quando ci rendiamo conto che un relitto, corriamo lungo la spiaggia, ci arrampichiamo sulla lingua di scoglio che pi si addentra nel mare, dove altri relitti ondeggiano pigramente, ancorati alla terra. C un atroce contrasto tra limmobilit del mare tanto materno quel giorno e la brutalit dei reperti che vediamo affiorare. Tra gli scogli, in pozze dacqua limpida e ombrosa riposano dieci annegati conservati perfettamente come in formalina, nonostante i relitti della loro imbarcazione siano ricoperti di crostacei e sartie aggrovigliate, come se il mare li modellasse da mesi, o da anni, mentre grandi pesci incrociano nei paraggi e tutto ci inverosimile e contraddittorio, ma non ha nessuna importanza, perch la scena generale talmente bella, evocante e suggestiva, da piangere.